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Bellissimo moschettone K31 - Cal. 7.5×55 - Calcio in noce molto bello - Meccanica ultra fluida e precisa - Eccellente grilletto - Canne molto belle - 100% numero di serie corrispondente - Certificato di prove fornito - Cinghia, copri canna e 2 clip in omaggio! - Qualità svizzera - TBE+

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Fonte
Flingus Maximus
Ultimo aggiornamento
circa 8 ore fa

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Durante appassionate discussioni ai poligoni di tiro, ci si chiede spesso quale sia il miglior fucile a otturatore regolamentare.

Gaulois doc, Maître Flingus ti farà volentieri e a lungo le lodi dell’ottimo Mas 36 nazionale che trovo superiore a molti modelli tedeschi, americani o inglesi. Un’arma di precisione temibile quando è ben selezionata e dotata della sua buona tacca di mira tra le 25 disponibili (solo questo!).

E, inoltre, un compromesso eccezionale tra ingombro, semplicità, affidabilità e robustezza.

Ma, molto vicino al suo cuore, e come un pizzico fastidioso (un pizzico fastidioso nel cuore! La vita di Maître Flingus non deve essere sempre semplice!), si trova un altro famoso fucile regolamentare a otturatore lineare. Col suo piccolo nome «Karabiner Modell 1931», Kar.31 per gli amici. K31 per la maggior parte. Un piccolo svizzero che è un grande!

Quasi «bullpup» ante litteram, l’arma ha la lunghezza di canna e di mira di un fucile con l’ingombro di un moschetto.

Il K31 fu sviluppato a partire dal 1929, dai team della Waffenfabrik di Berna sotto la direzione del Colonnello Adolf Furrer (1873-1958), in collaborazione con il colonnello Robert Eduard Fierz (1883-1940), capo dei Servizi Tecnici dell’equivalente del Ministero della Difesa, prendendo come base la linea di fucili creata dal Colonnello Schmidt e dal Maggiore Rubin alla fine degli anni 1880. Per i personaggi Schmidt e Rubin brevemente presentati vedi qui

I suoi creatori si opponevano tuttavia a qualsiasi modifica sulla loro arma, considerandola già perfetta e destinata a durare ancora. Paziente, l’esercito svizzero finì per spingerli verso l’uscita dai suoi laboratori. Nessun titolo definitivo in Elvezia che non abbia una tradizione monarchica. Fu fondata sul talento.

Credere nel carattere definitivo dei propri successi, anche i più eminenti, è un errore capitale e classico nella storia dell’armamento, Bochardt, Luger o Colt ne sono esempi perfetti e classici.

La denominazione frequente intorno a noi di «Schmidt-Rubin K31» è quindi tra le meno appropriate.

Furrer riuscì a raccogliere la sfida ed è lui che portò il design dell’otturatore lineare al suo massimo militare.

L’arma è resa più compatta spostando in particolare ancora una volta i tenoni di chiusura ancora più avanti sul corpo dell’otturatore rispetto alla revisione del 1911. Un ingegnere dall’altra parte delle Alpi avrebbe forse approfittato per farne un’arma più corta e compatta togliendo ben 22 centimetri di lunghezza totale.

Quelli della Waffenfabrik Bern pensavano esattamente il contrario: accorciando l’otturatore e l’arma di quasi 22 cm, si poteva comunque mantenere una canna lunga.

L’arma, che ora misura solo 1,10 m invece di 1,32 m del fucile precedente, cioè 22 cm in meno, conserva una canna di oltre 65 cm! Quasi 10 cm di canna conservati rispetto al potenziale accorciamento possibile. Perché?

L’esercito svizzero, rimasto neutrale durante il primo conflitto mondiale, aveva comunque tenuto ben conto delle dure lezioni apprese dalle altre armate ingombrate da armi più pensate per una guerra stile 1870 con scontri fanteria contro cavalleria che per la possibilità di una lotta contro unità di lanciafiamme in un paesaggio lunare di trincee strette e comunque allagate.

Le armi del futuro dovevano essere più corte, nel formato dei classici moschetti da cavalleria, e resistere il più possibile alle intrusioni di elementi esterni. Ma, se possibile, senza perdere nulla delle qualità di precisione leggendarie delle produzioni confederali dove si rischiava fortemente di dover un giorno allineare l’invasore, da valle a valle, in linea diretta a distanze comunque serie. Da qui il necessario compromesso adottato da Furrer.

Le eccellenti basi dei fucili 1889, 1896 e 1911 sono così esaltate in un’arma molto più...
compatto ma altrettanto preciso, se non di più, anche grazie alla sua canna più spessa e alle sue armoniche meglio studiate rispetto al moschetto K11 che era solo un fucile standard accorciato.

La famosa cartuccia svizzera 7,5x53,5 del 1911 può essere considerata una prozia di tutte le nostre munizioni moderne: fondello a gola, pareti dritte, spalla. Tutto l’opposto della cartuccia 8mm Lebel della stessa generazione. Messa a confronto con una 7,62 Nato, che risale al 1954, sono quasi gemelle!

Con gli occhi da collezionisti, è interessante notare che il principio usato per bloccare l’otturatore tramite una camma si ritrova nei primi fucili automatici come il nostro FSC17, così come nei molto americani Garrand M1 e carabina US-M1.

Se si inizia a contare dal 1889, il sistema Schmidt a otturatore lineare è stato usato per quasi 90 anni.

Il K31 servirà la sua patria elvetica. Avrà anche l’onore di difendere la Santa Sede con 100 moschetti nella sua Guardia Elvetica. Tutto questo prima di lasciare il posto allo Stg57/Sig510 entrato in servizio attivo alla fine degli anni ’50, nel 1957.

L’eccezionale qualità dei K31, e il fatto di condividere la cartuccia con il loro successore automatico, fece sì che venissero conservati ancora per vent’anni pronti a servire negli arsenali, giusto nel caso...

Queste scorte, più che consistenti, saranno religiosamente conservate in caso di invasione sovietica per armare la popolazione civile. Per me un esempio perfetto di difesa nazionale democratica come dovrebbe essere.

La Confederazione elvetica tiene ai suoi cittadini. Sarà l’unico paese europeo a prendere così seriamente la minaccia proveniente da Est al punto da imporre la presenza di rifugi in tutte le nuove costruzioni e preparare nascondigli in tutto il paese per evacuare il governo e continuare la lotta.

Per l’appassionato di armi regolamentari storiche, il K31 è quasi il meglio che si possa trovare in termini di meccanica e cura della fabbricazione. Il costo di un’arma del genere, su scala più ampia, avrebbe però svuotato le casse di molti eserciti più numerosi.

La Svizzera ha sempre messo la difesa del suo territorio come priorità nelle spese pubbliche. Che si tratti di fortificazioni, formazione o equipaggiamenti, ha spesso avuto motivi per far invidia a molti altri eserciti. Invadere un paese così bello, seppur piccolo, comporterebbe grandi rischi di guerriglia duratura e di punta. D’altronde nessuno ha mai pensato di farlo negli ultimi due secoli. E la reputazione dei suoi soldati è tale che, fino al XVI secolo, non si immaginava di ingaggiare una battaglia senza contare diverse compagnie tra le proprie fila. Non è un caso nemmeno che Stoeffel, uno svizzero originario del Cantone di Turgovia, sia stato il primo comandante della Legione Straniera francese appena creata.

Il Karabiner 31 fu prodotto in circa 541.600 esemplari a partire dal 1933 (e non più di 720.000 come si legge a volte – niente a confronto del Lee Enfield o del K98) ma entrò nelle forze armate svizzere solo nel 1935. Gli ultimi esemplari militari furono prodotti nel 1958 ma ancora nel 1972 per alcuni esemplari di produzione «privata».

La produzione si suddivide come segue: 528.329 esemplari militari, 13.262 esemplari civili. I cento pontifici sono inclusi in questi totali. Da notare che nei «civili» o «privati», come di consueto in Svizzera, figurano anche quelli di altre amministrazioni oltre all’esercito come le dogane (almeno 250). Per loro è «Privato» cioè non Esercito.

Eccellente, rinomata, l’arma è stata modificata pochissimo nella sua vita regolamentare. Percussore e scatola un po’ rinforzati nel 1934, caricatore rinforzato nel 1936, modifiche apportate agli esemplari già prodotti, un tentativo di calcio in lamellare nel 1941 infine scartato, una modifica dell’acciaio delle canne al Cromo Nichel
vers Chrome Molybdène temporaneamente usato a causa di una carenza ma rapidamente abbandonato anche. L’unica vera modifica, nel 1946, quando il noce dei calci viene sostituito dal faggio…

In realtà, il K31 è un fantastico fucile a otturatore che era quasi perfetto fin dalla sua concezione.

L’alta precisione di quest’arma permette di colpire piccoli bersagli a diverse centinaia di metri. L’otturatore a armamento rettilineo è «naturale» nella sua cinematica e permette a un buon tiratore, allenato ma non eccezionale, di sparare 10-12 colpi molto precisi al minuto senza difficoltà. Era questo l’obiettivo.

Inoltre è poco sensibile all’incrostazione, robusto e semplice da smontare. Un’arma da soldato ben pensata.

Tutto ciò contribuisce a renderlo un’arma molto ricercata nei poligoni, tanto più che, sotto la spinta degli appassionati dei club di tiro, si è guadagnato una meritata carriera come arma di TLD con qualche modifica. Esiste una miriade di accessori e personalizzazioni per quest’arma.

Insomma, una bella arma regolamentare di fabbricazione impeccabile per divertirsi da 100 a 600 metri…

L’esemplare che Maître Flingus ha l’onore di presentarti è un figlio della guerra, essendo stato prodotto nel 1941.

Si distingue ancora per il bellissimo legno di noce. Si vede che siamo ancora in produzioni premium nella scelta dei legni. Il faggio apparirà nel 1946.

Magnifico calcio in bellissimo noce chiaro verniciato. Poche tracce di manipolazione o urti nonostante i suoi 84 anni. Nessuna crepa. Nessuna giuntura.

L’otturatore lungo 225mm è un vero capolavoro di artigianato. Sembrerebbe di maneggiare un cannone da 75! Eppure si potrebbe azionarlo con due dita, deciso ma senza eccessi. Nulla graffia, nulla si incastra. Tutto è netto, saldo, senza gioco. La manipolazione di questo otturatore è un’ode al lavoro degli ingegneri e operai della waffenfabrik di Berna. Swiss made.

La sicura ad anello non può sfuggirti e permette, se necessario, di riarmare la molla del percussore senza dover aprire l’otturatore. Un piccolo dettaglio che dice molto sull’importanza della sicurezza e lo spirito di previdenza messo in atto nella sua progettazione.

Il caricatore da 6 cartucce è un vero gioiellino. Fino agli aggiustamenti e al rumore dello sfregamento della molla elevatrice, si percepisce la cura con cui è stato realizzato. Questo gli permette di esserci arrivato in condizioni eccezionali.

La molla è piatta e non più a filo d’acciaio come nelle versioni precedenti. Si è liberato del sistema di «cut off» ereditato dall’antico Gewehr 89.

Le marcature sulla cassa ben brunita ci raccontano di più sul percorso di questo fucile.

È uscito dalla Waffenfabrik di Berna. Non abbiamo riscontrato la presenza di un marchio «P» che attesti la sua privatizzazione. Diretto esercito.

Le marcature CIP moderne, apposte sul fianco destro, sono più che discrete. Cosa non sempre vera…

La GP11 si trova ovunque e si ricarica con le stesse palle del 308 Winchester. Far rivivere questo fucile sarà un gioco da ragazzi per il ricaricatore esperto e un’ottima formazione per il novizio.

L’arma conserva la sua cameratura originale in 7.5×55 detta Gewehr Patrone 11, GP11 per gli amici. Equivalente o addirittura superiore, secondo molti, al 7.62 Nato.

La tacca di mira originale è graduata da 100 a 1500m, molto più ragionevole rispetto al vecchio fucile da fanteria che era previsto per sparare su montagne lontane da 300 a… 2000m da sé… Il K31 è un re fino a 600 metri senza problemi.

La forma del mirino è a «V», pratica e molto piacevole da usare. Il suo bordo, a livello delle graduazioni, è lasciato bianco apposta per vederle meglio subito. Senso svizzero del dettaglio.

Il guardamano si sposa molto bene con il fusto dell’arma. Non è un dettaglio.

Piastra di calcio in ottime condizioni, un po’ sbiadita. Brunitura magnifica al 98% senza alcuna ossidazione o con pochissima ruggine arancione.

La canna del K31 non è
pas flottante nel senso stretto. Gli svizzeri avevano ben capito che l’essenziale, più che flottante o no, è soprattutto avere un’arma che si possa portare alla tracolla ovunque, pronta alla spalla per sparare subito e quindi anche solida in ogni circostanza. Un’arma da combattimento. Difficile su un 100% flottante.

INOLTRE, doveva poter essere estremamente precisa su richiesta per un tiratore eccellente, che sono numerosi tra i nostri amici elvetici perché, più che soldati, sono miliziani popolari che si allenano spesso per tutta la vita con le loro armi.

Per questo gli svizzeri, invece di scegliere una canna 100% flottante, hanno optato per accoppiamenti molto stretti, viti in aggiunta a perni nelle finiture, un calcio lungo e una canna spessa per garantire soprattutto un regime vibratorio molto costante della canna. È, insieme al suo otturatore e alla lavorazione della canna, la fonte delle sue qualità come arma di precisione riconosciuta ovunque.

Il grilletto, curvato giusto come serve, non ha nulla da invidiare alla qualità del suo scatto e alla naturale curvatura per l’indice del tiratore. Come il resto della meccanica: impeccabile.

Questa bella canna, dal profilo ormai medio-pesante o anche pesante sul K31, permette una precisione formidabile. È in perfette condizioni – a specchio con rigature molto belle e nitide.

Il mirino originale, ovviamente sempre presente, è montato in deriva diagonale. Una gioia!

Tutti i pezzi originali. Arma 100% monomatricola fino al caricatore incluso. Arma ammessa al TAR.

Consegno l’arma con una tracolla in cuoio militare originale completa (da ingrassare per favore), 2 clip di caricamento rapido in aggiunta e persino il suo tappo proteggi canna. Solo da Maître Flingus!

Per informazione, la baionetta di quest’arma è il modello 1931 ma era possibile montare su quest’arma qualsiasi altra baionetta svizzera della generazione dal 1889 a denti di sega fino al magnifico pugnale 1918, una delle lame più belle di tutti i tempi, degna erede delle spade medievali. Stile garantito all’arrivo al poligono!

Meglio del cioccolato per le feste, Maître Flingus ti propone qui una delle specialità svizzere più deliziose.

Ideale sia in collezione di modelli regolamentari sia come arma da svago con un’eccellente possibilità di customizzazione TLD. Insomma il burro e i soldi del burro, con un pizzico di profumo di Alpenzeller in omaggio. Una vera abricotina dipendente, da gustare senza moderazione.

Arma di categoria C al CSI: Copia della licenza di tiro in corso di validità o di un permesso di caccia con la sua convalida per l’anno in corso o l’anno precedente E copia di CNI o passaporto in corso di validità anche. Conto SIA aperto ovviamente.

Ricordiamo che con la tua licenza o permesso di caccia puoi detenere senza limite di numero armi di categoria C.

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Ripetiamo! L’armurerie Flingus Maximus a Parigi e in tutta la Francia è anche qui per le tue stime di armi, l’acquisto di collezioni di armi e militaria, le tue domande regolamentari e tutti i temi armi nelle successioni e eredità. Contatta il tuo armaiolo preferito tramite il nostro modulo di contatto o a [email protected] (Mostra la descrizione in lingua originale)
Lors de discussions passionnées sur les stands de tir, on s’interroge souvent pour savoir quel est le meilleur fusil à verrou réglementaire.

Gaulois patenté, Maître Flingus vous fera volontiers et longuement les éloges de l’excellent Mas 36 national que je trouve supérieur à nombre de modèles allemands, américain  ou anglais. Une arme d’une précision redoutable quand il est bien sélectionné et équipé de sa bonne planchette de hausse sur les 25 disponibles (rien que cela!).

Et, en outre, un compromis exceptionnel d’encombrement, simplicité, fiabilité et robustesse par ailleurs.

Mais, très proche de lui dans son cœur, et comme un poil à gratter (du poil à gratter au cœur ! La vie de Maître Flingus ne doit pas être toujours simple!), se trouve un autre fameux fusil réglementaire à culasse linéaire. De son petit nom « Karabiner Modell 1931 », Kar.31 pour les amis. K31 pour la plupart. Un petit suisse qui en est un grand !

Quasi « bullpup » avant l’heure, l’arme a la longueur de canon et de visée d’un fusil pour l’encombrement d’un mousqueton.

Le K31 fut développé à partir de 1929, par les équipes de la Waffenfabrik de Berne sous la direction le Colonel Adolf Furrer (1873-1958), en liaison avec le colonel Robert Eduard Fierz (1883-1940), chef des Services Techniques de l’équivalent du Ministère des Armées, en prenant pour base la ligne de fusils créés par le Colonel Schmidt et le Major Rubin à la fin des années 1880. Pour les personnages Schmidt et Rubin succintement présentés voir ici

Ses créateurs s’opposaient néanmoins à ce que l’on fasse la moindre modification sur leur arme, la considérant comme déjà parfaite et apte à durer encore. Patiente, l’armée suisse finit par les pousser vers la porte de sortie de ses ateliers. Pas de titre définitif en Helvétie qui n’a pas de tradition monarchique. Fut elle fondée sur le talent.

Croire au caractère définitif de ses succès, même les plus éminents, est une faute cardinale et classique de l’histoire de l’armement, Bochardt, Luger ou Colt en sont de parfaits et classiques exemples.

L’appellation fréquente autour de nous de « Schmidt-Rubin K31 » est donc des moins appropriées.

Furrer parviendra à relever le défi et c’est lui qui mènera le design de la culasse linéaire à son optimum militaire.

L’arme est rendue plus compacte en déplaçant notamment une nouvelle fois les tenons de verrouillage encore plus à l’avant du corps de culasse par rapport à la révision de 1911. Un ingénieur de l’autre côté des Alpes en aurait peut-être profité pour en faire une arme plus courte et compacte en retirant 22 bons centimètres de longueur totale.

Ceux de la Waffenfabrik Bern pensaient exactement le contraire: en raccourcissant la culasse et l’arme de près de 22 cm , on pouvait néanmoins conserver un canon long.

L’arme, qui ne mesure désormais plus que 1,10m au lieu de 1,32m pour le fusil précédent soit 22cm de moins, conserve un canon de plus de 65 cm ! Près de 10 cm de canon conservés par rapport au potentiel de raccourcissement possible. Pourquoi ?

L’armée suisse, restée neutre pendant le premier conflit mondial, avait néanmoins bien tenu compte des leçons apprises à la dure par les autres armées encombrées d’armes plus imaginées pour une guerre style 1870 avec des rencontre infanterie contre cavalerie que par la possibilité d’une lutte contre des unités de lance-flammes dans un paysage lunaire de tranchées étroites et néanmoins inondées.

Les armes de l’avenir se devaient d’être plus courtes, au format des classiques mousquetons de cavalerie, et de résister au maximum aux intrusions d’éléments extérieurs. Mais, si possible, sans rien perdre des qualités de précision légendaires des fabrications confédérales où l’on risquait fort de devoir un jour aligner de l’envahisseur, de vallée à vallée, en ligne directe à de séreuses distances quand même. D’où le nécessaire compromis adopté par Furrer.

Les excellentes bases des fusils 1889, 1896 et 1911 sont ainsi magnifiées dans une arme bien plus compacte mais tout aussi précise, si ce n’est plus, en raison aussi de son canon plus épais et de ses harmoniques mieux étudiés que sur le mousqueton K11 qui lui n’était qu’un fusil standard raccourci.

La fameuse cartouche de 7,5x 53,5 suisse de 1911 peut être considérée comme une grande tante de toutes nos munitions modernes: culot à gorge, parois droites, épaulement. Tout l’inverse de la cartouche de 8mm Lebel qui est de la même génération. Mise côte à côte avec une 7,62 Otan, qui elle date de 1954, elles sont presque jumelles!

Avec nos yeux de collectionneurs, il est intéressant de remarquer que le principe utilisé pour verrouiller la culasse au moyen d’une came se retrouve sur les premiers fusils automatiques comme notre FSC17, ainsi que les très américains Garrand M1 et carabine US-M1.

Si on commence à compter à partir de 1889, le système Schmidt à culasse linéaire aura été utilisé pendant près de 90 ans.

Le K31 servira sa patrie helvétique. Il aura aussi l’honneur de défendre le Saint Siège à hauteur de 100 mousquetons dans sa Garde Helvète . Tout ça avant de laisser place au Stg57/ Sig510 mis en service actif à la fin des années 1950, en 1957.

L’exceptionnelle qualité des K31, et le fait de partager leur cartouche avec leur remplaçant automatique, fit qu’on les conserva encore vingt ans prêts a servir dans les arsenaux juste au cas où…

Ces stocks, plus que conséquents, seront religieusement conservés en cas d’invasion soviétique afin d’équiper les populations civiles. Pour moi un exemple parfait de défense nationale démocratique tel qu’elle devrait être.

La Confédération helvétique tient à ses citoyens. Ce sera le seul pays européen à prendre aussi sérieusement la menace venue de l’Est au point d’imposer la présence d’abri dans toutes les constructions nouvelles et de préparer des caches dans tous le pays afin de faire évacuer le gouvernement pour continuer la lutte.

Pour l’amateur d’armes réglementaires de l’Histoire, le K31, est quasiment ce qui se fait de mieux en matière de mécanique et de soin de fabrication. Le coût d’une d’une telle arme, à plus grande échelle, aurait eu néanmoins de quoi vider les caisses de nombreuses armées plus importantes en nombre.

La Suisse a toujours mis la défense de son territoire en priorité de ses dépenses publiques. Que ce soit en matière de fortifications, de formation et d’équipements, elle a souvent eu de quoi rendre jalouse beaucoup d’autres armées.  Envahir un si beau pays, pourtant petit, présenterait de grands risques de guerilla durable et de pointe. D’ailleurs personne de ne s’est avisé de le faire depuis deux siècles. Et la réputation de ses soldats est telle que, jusqu’au XVIème siècle, on n’envisageait guerre d’engager une bataille sans en compter dans ses rangs plusieurs compagnies. Nul hasard non plus si, Stoeffel, un suisse originaire du Canton de Thurgovie, fut le premier commandant de la Légion Étrangère française nouvellement créée.

Le Karabiner 31 fut produit à 541 600 exemplaires environs dès 1933 (et pas plus de 720.000 comme on le lit parfois – rien par rapport au Lee Enfield ou au K98) mais il n’a rejoint les armées suisses qu’en 1935 . Les derniers exemplaires militaires furent produits en 1958 mais encore en 1972 pour certains exemplaires de fabrications « privées ».

La fabrication se réparti comme suit : 528. 329 exemplaires militaires, 13.262 exemplaires civils. Les cent pontificaux sont inclus dans ces totaux. A noter que dans les « civils » ou » privés », comme à l’habitude en Suisse, figurent aussi ceux des autres administrations que l’armée comme les douanes (au moins 250). Pour eux, c’est « Privé » i.e. pas Armée.

Excellente, réputée, l’arme n’a que très peu été modifiée dans sa vie réglementaire. Percuteur et boitier un peu renforcé en 1934, magasin renforcé en 1936, modifications apportées aux exemplaires déjà produits, un essai de crosse en lamellé-collé en 1941 finalement rejeté, une modification d’acier des canons au Chrome Nickel vers Chrome Molybdène temporairement utilisé du fait d’une pénurie mais rapidement abandonnée aussi. Seule vraie modification, en 1946, où le noyer des montures est remplacé par du hêtre…

En réalité, le K31 est un fantastique fusil à verrou qui était quasi parfait dès sa conception.

La grande précision de cette arme permet de toucher de petits buts sur plusieurs centaines de mètres. La culasse à armement rectiligne est « naturelle » dans dans sa cinétique et permet à un bon tireur, entrainé mais non exceptionnel, d’enchainer 10 à 12 coups très précis par minute sans difficulté. C’était le but.

Il est en outre peu sensible à l’encrassement, robuste, et simple au démontage. Une arme de soldat bien pensée.

Tout cela contribue à en faire une arme très recherchée sur les stands d’autant plus que, sous l’impulsion des passionnés des clubs de tir, il s’offre désormais une carrière méritée d’arme de TLD au prix de quelques modifications. Il existe une foule d’accessoire et de customisations pour cette arme.

Bref une belle arme réglementaire en fabrication irréprochable pour se faire plaisir de 100 à 600 mètres…

L’exemplaire que Maître Flingus a l’honneur de vous présenter est un enfant de la guerre puisqu’il a été produit en 1941 .

Il se distingue encore par de très beau bois en noyer. On voit qu’on est encore dans des fabrication premium au choix des bois. Le Hêtre apparaitra en 1946.

Magnifique crosse en très beau noyer clair verni. Assez peu de traces de manipulation ou de choc en dépit de ses 84 ans . Aucune fissure. Aucune enture.

La culasse longue de 225mm, est un véritable ouvrage d’artillerie. On croirait manipuler un canon de 75 ! Et pourtant on pourrait la manœuvrer à deux doigts, vivement mais sans excès. Rien ne gratte, rien n’accroche. Tout est net, ferme, sans jeu. La manipulation de cette culasse est une ode au travail des ingénieurs et ouvriers de la waffenfabrik de Bern. Swiss made.

La sécurité à anneau ne peut vous échapper et permet si besoin de réarmer le ressort de percuteur sans avoir à ouvrir la culasse. Petit détail qui en dit long sur l’importance de la sécurité et l’esprit de prévoyance mis en œuvre dans sa conception.

Le magasin de 6 cartouches est un véritable petit bijou. Jusque dans ses ajustages et le bruit du frottement du ressort élévateur, on perçoit le soin qui a été pris dans sa réalisation. Ce qui lui permet de nous être parvenu dans un état exceptionnel.

Le ressort est plat et non plus en corde a piano comme sur les versions précédentes. Il s’est affranchi du système de « cut off » hérité de l’antique Gewehr 89.

Les marquages sur le boîtier joliment bronzé nous en apprennent plus sur le parcours de ce fusil.

Il est sorti de la Waffenfabrik de Bern. Nous n’avons pas constaté la présence d’un poinçon « P » attestant sa privatisation. Direct armée.

Les marquages CIP moderne, apposés sur le flanc droit sont plus que discrets. Ce qui n’est pas toujours le cas…

La GP11 se trouve partout et se recharge avec les mêmes ogives que le 308 winchester. Faire revivre ce fusil sera un jeu d’enfant pour le rechargeur expérimenté et une excellente formation pour le novice.

L’arme conserve son chambrage d’origine en 7.5×55 dite Gewehr Patrone 11, GP11 de son petit nom. Équivalente voir supérieure d’après beaucoup au 7.62 Otan.

La hausse d’origine est graduée de 100 à 1500m ce qui est bien plus raisonnable que l’ancien fusil d’infanterie qui était prévu pour tirer sur des montagnes éloignées de 300 à … 2000m de la sienne… Les K31 est un roi jusque 600 mètres sans problème.

La forme du cran de visée est en « V », pratique et fort agréable à utiliser. Sa tranche, au niveau des graduations, est laissée blanche exprès pour mieux les voir immédiatement. Sens suisse du détail.

Le garde-main se marie très bien avec le fut de l’arme. Ce n’est pas un détail.

Plaque de couche en très bon état un peu dé-bronzée. Bronzage magnifique à 98% sans aucune oxydation ou peu d’orange.

Le canon du K31 n’est pas flottant au sens strict. Les suisses avaient bien compris que l’essentiel, plutôt que flottant ou pas, est surtout d’avoir une arme qui peut être trimballée à la bretelle partout, ajustée à l’épaule illico pour faire feu et donc aussi être solide en toutes circonstances. Une arme de combat. Difficile sur un 100% flottant.

En PLUS, elle se devait pouvoir être extrêmement précise à la demande pour un excellent tireur qui sont nombreux chez nos amis helvètes car, miliciens populaires plus que soldats, ils s’entrainent souvent toute leur vie d’homme avec leurs armes.

C’est pour cela que les suisses, plutôt que de choisir un canon 100% flottant ont opté pour des ajustages très serrés, des vis en compléments d’épingles en garnitures, un garde-main long et un canon épais afin de garantir surtout un régime vibratoire très constant du canon. C’est, avec sa culasse et l’usinage de son canon, la source de ses qualités comme arme de précision reconnue partout.

La détente, courbée juste comme il faut, n’a pas à rougir au vu de la qualité de son départ et du naturel de sa courbure pour l’index du tireur. Comme le reste de la mécanique : impeccable.

Ce beau canon, au profil désormais mi-lourd voir lourd sur le K31 permet une précision redoutable. Il est en parfait état – Miroir avec de très belles rayures bien nettes.

Le guidon d’origine, bien sûr toujours présent, est  monté en dérive diagonale. Du bonheur !

Toutes pièces d’origine. Arme 100% mono matricule jusqu’au chargeur inclus. Arme admise au TAR.

Je livre l’arme avec une bretelle en cuir militaire d’origine complète (à graisser SVP), 2 clips de chargement rapide en complément et même son bouchon protège canon. Seulement chez Maître Flingus !

Pour information, la baïonnette de cette arme est le modèle 1931 mais il était possible de monter sur cette arme n’importe quelle autre baïonnette suisse de la génération du 1889 à dents de scie à la magnifique dague 1918, une des plus belles lames de tous les temps, digne héritière des épées médiévales. Style garanti à l’arrivée au stand !

Mieux que le chocolat pour les fêtes, Maître Flingus vous propose ici une des plus délicieuses spécialités suisses.

Idéal tant en collection de modèles réglementaires qu’en arme de loisir avec une excellente possibilité de customisation TLD. En somme le beurre et l’argent du beurre, avec un soupçon de parfum d’Alpenzeller en prime. Une véritable abricotine addictive, à déguster sans modération.

 

Arme de catégorie C au CSI : Copie de la licence de tir en cours de validité ou d’un permis de chasse avec sa validation pour l’année en cours ou l’année précédente ET copie de CNI ou passeport en cours de validité aussi. Compte SIA ouvert bien évidement.

Rappel avec votre licence ou permis de chasse vous pouvez détenir sans limite de nombre des armes de catégorie C.

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