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Bellissima pistola Tokarev TT-33 – Arma sovietica del 1945 – Cal. 7,62TT – Arsenal di Iževsk – Eccellente aspetto senza segni di maneggiamento – Meccanica molto buona – Canne superbe – Grips originali – TBE+

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75002 Paris, Francia
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Ultimo aggiornamento
circa 5 ore fa

Descrizione

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La pistola sovietica Tokarev TT33 è un po’ una leggenda…

È anche una delle poche armi (meno di 7 o 8) ad aver dato il nome a un titolo di film: «Tokarev».

È con Nicolas Cage (che mi piace) ma l’arma è comunque molto migliore del film. Per fortuna nostra.

Il suo creatore (dell’arma, non del film) è anche una leggenda dell’armamento a cui si devono una miriade di prototipi e ricerche, comprese quelle sulle munizioni che hanno molto contribuito ai progressi dell’armamento russo e poi sovietico.

Fiodor Vassilievitch Tokarev (in russo: Фёдор Васильевич Токарев) ha al suo attivo alcune armi leggendarie come proprio la nostra TT33 di oggi, oppure il SVT40 o il suo fratello automatico l’AVT 40.

Quello che si sa meno è che è anche l’inventore di una macchina fotografica di grande qualità e celebre nell’ex Unione Sovietica, che aveva come caratteristica principale quella di essere panoramica, la FT1 (FT per «Fotoapparat Tokareva» – Macchina fotografica di Tokarev, ovviamente). Ti ho fatto una breve biografia di questo cosacco di nascita molto attivo qui. Ti ho messo una foto della lapide del grande uomo.

La storia della pistola Tokarev è un po’ complicata perché, in realtà, parte dalla sua cartuccia, la famosa 7,62×25 Tokarev. E vedrai che la piccola storia di questa munizione si intreccia qui con la grande…

Dopo la guerra civile russa (10 milioni di morti, oltre ai 2 milioni della prima guerra mondiale, e accessoriamente anche 10 milioni di orfani), il paese è totalmente devastato e ancora un buon quarto della sua popolazione originariamente contadina è analfabeta. Le élite bianche scientifiche, tecniche e amministrative sono in gran parte morte o emigrati. Nessuna fabbrica è funzionante. Miseria e carestie regolari sono generalizzate. Tutto è da ricostruire.

Ma, in più, il paese è ostracizzato. Questo non facilita la necessaria ricostruzione. L’URSS non è nemmeno riconosciuta a livello internazionale (gli USA riconosceranno l’URSS solo alla fine del… 1933, 16 anni dopo la rivoluzione!). Ufficialmente, 200 milioni di cittadini sovietici non esistono. Alla paura della contagiosità comunista nelle classi operaie occidentali, si aggiunge il fatto che i bolscevichi si sono permessi di sconfiggere, oltre ai russi bianchi, i corpi di spedizione di 14 nazioni alleate (dai cechi ai giapponesi passando per francesi e americani, ciascuno nella propria zona particolare di operazioni sul vastissimo territorio russo).

Non è piaciuto. La giovane URSS è quindi totalmente snobbata.

Ma c’è un’altra grande nazione proscritta all’epoca. Per altri motivi. Come aver provocato direttamente un conflitto che ha fatto 10 milioni di morti: la Germania.

E all’epoca, nessuno cerca scuse per la Germania. Eppure, è ormai una repubblica a forma di democrazia rappresentativa guidata da un rappresentante del centro-sinistra tedesco, Walther Rathenau. E anche lei ha paura del comunismo, la Germania. Tuttavia, è messa al bando dalle nazioni.

Il livello di ostracismo di cui queste due nazioni sono oggetto è tale che i due paesi finiscono per firmare un trattato di collaborazione tra proscritti, il Trattato di Rapallo, nel 1922. Meno di 4 anni dopo la fine della prima guerra mondiale.

Questa collaborazione durerà fino a quando Stalin romperà tutti gli accordi firmati già nel 1933 con il cambio di regime in Germania e si scontrerà anche con i tedeschi in Spagna, prima di tutti, già nel 1936. Resta comunque il fatto che la collaborazione scientifica, economica e militare tra i due paesi fu più che intensa prima di allora, tra il 1922 e il 1933. Undici anni comunque.

Grazie alla sua proscrizione subita e a questi accordi, l’Armata Rossa poteva quindi fare ciò che era vietato agli altri. Cioè comprare armi in Germania.

Mentre persino Mauser doveva nascondere le sue C96 destinate alla Cina in casse con la dicitura «Moulins à Café», i sovietici compravano
èrent donc tout à fait officiellement des lots entiers de la version à canna più corta du célébrissime pistolet C96 Mauser, dit modèle Bolo, ainsi que ses munitions idoines de 7.63 x25 Mauser.

L’usine de munitions de Podolsk, accessoirement une ville assez sympa à 35 km de Moscou, dont la famille Oulianov (celle de Lénine) est la principale notabilité historique, produisait la munition Mauser de 7,63×25. Celle  qui allait bien dans le dit pistolet C96 Bolo.

Je vous ai raconté ailleurs (et même ICI) comment le Mauser C96, arme impressionnante par sa taille, sa robustesse légendaire, et son port très martial, avait eu un très grand succès civil d’estime avant guerre (la première).

C’est l’arme de Churchill aventurier, de Laurence d’Arabie, de Zhu De en Chine (le fondateur de l’armée chinoise moderne) et surtout de pas mal de révolutionnaires russes avant 1917.

Elle était donc bien connue dans la nouvelle URSS. L’histoire datait même un peu. Pourquoi?

Dès 1908, l’armée tsariste avait inscrit le C96 en 7,63 sur la liste des armes de poing autorisées à l’achat par ses officiers et à leurs frais en remplacement du revolver Nagant M1895, lui en 7.62×38, une autre cartouche.

De plus, entre 1914 et 1917, pas mal d’autres pistolets Mauser et munitions avaient été récupérés par la Russie sur les forces allemandes et turques.

Enfin, l’arme fut donc intensément utilisée durant la guerre civile. Elle constituait notamment une arme de prestige et de récompense.

On voit au Musée de la Révolution à Moscou de superbes Mauser d’honneur pourtant en calcio l’insigne émaillé de l’Ordre du Drapeau Rouge et ayant appartenu à des vedettes de la Révolution comme Vorochilov. Accessoirement, on y aperçoit celui de Yankel Haïmovitch Yourovski, plus connu sous le nom de Iakov Mikhaïlovitch Yourovski, chef du détachement d’assassinat de l’Empereur Nicolas II et sa famille lors de la sinistre nuit du 16  au 17 juillet 1918.

Bref, la munition de 7,63 Mauser, la fameuse 7,63 x25, n’était donc pas une inconnue en URSS.

Vers 1925, à l’ombre du traité de Rapallo, les Soviétiques finirent donc par acquérir une licence en bonne et due forme et des équipements de fabrication auprès de la DWM, en Allemagne, pour produire eux-même la cartouche en toute indépendance. 

Sur ces entrefaites, en 1929, le Comité d’Artillerie soviétique proposa de développer un pistolet semi-automatique national (jusque là, outre le Mauser C96 et ses variantes, on utilisait en URSS beaucoup d’arme de poing Browning en 7.65 Browning) chambré pour la cartouche Mauser de 7,63 en remplacement du revolver Nagant 1895.

Il se trouve que, depuis 1926, outre son travail connu sur l’amélioration de la mitrailleuse Maxim qui sorti la même année, l’ami Tokarev bossait dur sur un projet de Pistolet Mitrailleur (PM), donc à cartouche de pistolet par définition.

Ses premiers prototypes utilisaient la 7,62×38 du révolver Nagant avec des problèmes de fiabilité. Tokarev tenta donc d’adopter son projet de PM à l’autre grande cartouche vedette des russkofs, la 7,63 Mauser, la 7,65 browning étant hors course pour un PM.

Ainsi naquit un éphémère et très beau Pistolet Mitrailleur Tokarev modèle 1927 produit entre 600 et 800 exemplaires seulement. Mais la leçon avait porté.

Car, dans le cours de ses recherches, pour obtenir de meilleurs résultats dans le cyclage d’un PM et une cartouche que l’on puisse chambrer indifféremment dans un pistolet et un PM, tout en restant compatible avec les C96 déjà disponibles, Tokarev en était venu à modifier très légèrement la 7.63 x 25 Mauser pour en faire la  7.62 x 25 Tokarev dite « TT » (le premier « T » c’est pour l’Arsenal de Tula où il bossait et le second « T » c’est pour lui-même, Tokarev). Une sorte de quadrature du cercle.

La différence entre les deux munitions a donné lieu à des torrents de commentaires pour savoir s’il s’agissait d’une simple copie, d’une modification, de tenter d’expliquer pourquoi on peut tirer de la 7.63 Mauser dans un pis
tolet TT 33 mentre, in modo evidente, è nettamente meno consigliato sparare 7.62 TT in una C96, il che è di per sé curioso per quello che dovrebbe essere solo una semplice copia, ecc. ecc…

Alcuni hanno parlato di semplici differenze di cariche. Boh.

Oltre al fatto che è difficile confrontare le cariche degli anni ’30/’40 con cariche e polveri diverse (tra Germania, Russia e Cina, grosso modo) e confrontare tutto ciò con cariche e polveri moderne, non ho mai letto da nessuna parte di una decisione sovietica o commerciale di sovraccaricare la 7,62TT rispetto alla 7,63 Mauser…

Secondo me, la verità va cercata altrove. Ed è proprio nello stile di Tokarev, un russo furbo. L’amico cosacco del Don ha fatto due cose per avere una 7.63 Mauser un po’ più potente ed efficace in una PM, sparabile anche nella sua nuova pistola rimanendo compatibile con la C96. Perché nonostante le differenze, le due sono compatibili.

Penso che abbia “sommato” una leggera differenza nelle dimensioni delle munizioni (le schede CIP delle due munizioni sono infatti diverse) e una leggera differenza nelle dimensioni delle rigature sull’arma.

La 7.62TT è, appena, ma tra un decimo e qualche centesimo, più tozza in assoluto ovunque rispetto alla 7.63 – con un cono di raccordo leggermente diverso fino al limite di compatibilità con la C96. Poi ha giocato anche (molto leggermente) sulle dimensioni a fondo rigatura delle canne del TT33 (e incidentalmente della PPSH41 che si è adattata a queste).

È un bricolage o stregoneria, come si vuole, ma il risultato c’è: per cartucce quasi simili in dimensioni e caricamento, la 7.62 TT esce da una canna circa il 10-15% più veloce della Mauser che è già una munizione molto “tesa”. Abbastanza per scuotere un po’ di più il meccanismo di una C96 ma comunque entrare, mentre il TT-33 è per definizione adattato a questa cartuccia molto dinamica.

È proprio attorno a questa cartuccia bricolata per la PM 27 e un po’ più veloce del suo originale che Tokarev svilupperà a partire dal 1929 la sua famosa pistola, di cui una prima versione esce già nel 1930 sotto forma della Pistola semiautomatica TT-30 che sarà successivamente migliorata nel 1933 per diventare l’iconica Pistola Tokarev TT-33.

La potenza del TT-33 e della sua munizione 7.62TT ha fatto la sua reputazione poiché, molto prima dell’invenzione del Kevlar, si è scoperto successivamente che il nostro TT-33 poteva perforare un giubbotto antiproiettile di livello II! Può persino passare un III A (che non è un III ma un II migliorato). Per un’arma del 1930, non è male.

Probabilmente è insufficiente per le onde radio che ronzano di fonti autorevoli che assicurano che sia perforante come un 44 mag.

Non esageriamo. Ma è effettivamente più penetrante di un 9 para o anche di un 45 ACP. Eppure il suo rinculo resta gestibile anche se molto secco. Una vera arma da combattimento destinata a eliminare un avversario anche pesantemente equipaggiato con abbigliamento invernale o imbracature in cuoio. Grazie Fiodor.

Attorno a questa munizione dinamica, Tokarev disegnerà quindi una vera pistola da combattimento per la giovane armata sovietica.

Bisogna ricordare che la pistola è allora, nella maggior parte dei casi, l’unico complemento, maneggevole e capace di sparare una serie rapida di cartucce, di un vecchio fucile a otturatore tipo Mosin 1891. PM e mitragliatrici non sono ancora così frequenti perché per sparare oltre i 400 metri servono ancora i vecchi fucili.

Non tutti hanno una PM e ancora meno una FSA. Siamo ancora nel compromesso operativo che sarà sbloccato solo con il fucile d’assalto alla fine della guerra.

Arma da combattimento molto più che di difesa individuale, una pistola, inoltre adattata a queste latitudini e al clima, deve quindi essere molto affidabile, potente e soprattutto semplice e molto robusta. Deve essere accessoriamente poco sensibile allo sporco e facile da smontare e pulire
r. Siamo lontani dalla pistola di difesa immediata tipo Wakter PP o Mab D o anche Makarov, il successore del TT-33.

È chiaro che disegnando il suo TT-33 Tokarev si è apertamente ispirato a un altro capolavoro dell’ingegneria armiera: il Colt M1911 di John Browning. Ne ha tratto soprattutto il sistema di otturatore corto a bielle oscillanti (il celebre « Colt-Browning system »), riconosciuto per la sua affidabilità. Esattamente ciò che cercava.

Tuttavia, Tokarev non fece una semplice copia.

Semplificò drasticamente la meccanica interna, eliminando, per esempio, l’anello di canna rimovibile del Colt per una produzione più facile e una manutenzione in campagna che evitasse di vedere soldati cercare ovunque nei prati quel dannato bushing che vola dappertutto.

Il TT-33 utilizza anche un meccanismo martello/grilletto molto più semplice di quello del M1911. Questo insieme è concepito come un blocco che può inoltre essere rimosso dalla pistola come un’unità modulare (come su un P210). Questo blocco comprende inoltre labbri di alimentazione lavorati con grande precisione e in connessione diretta con il caricatore. Guidano la cartuccia dal caricatore alla camera della pistola senza essere una parte fissa del caricatore stesso ma una parte dell’insieme martello/grilletto. È una differenza chiave rispetto ad altri progetti di pistole dove questi labbri sono spesso parte integrante del caricatore.

Si pulisce facilmente e questo evita anche gli inceppamenti di alimentazione, anche quando viene inserito un caricatore danneggiato. I caricatori stessi possono essere smontati per la pulizia, un’altra misura volta a prevenire malfunzionamenti. Il numero di pezzi mobili è infine molto ridotto rispetto a un 1911 e l’insieme è più facile da lavorare e assemblare in serie.

L’arma è di una solidità esemplare, molto potente, con una capacità di perforazione che si distingue rispetto ai suoi coetanei dell’epoca ed è abbastanza pesante.

Non ha sicura. Arma da combattimento, una volta armata, è, come gli scout, sempre pronta. In campagna, il TT-33 veniva generalmente portato con il cane al mezzo-armato…

L’arma dimostrò il suo valore negli enormi combattimenti del Fronte Orientale durante la seconda guerra mondiale. La sua reputazione si consolidò lì.

Oltre 93.000 esemplari del TT-30 (una vera rarità oggi), almeno 1.200.000 esemplari sono stati assemblati in URSS dal 1933 fino al 1954. Se si aggiungono le sue varianti cinese, polacca, pakistana, rumena, nordcoreana, jugoslava e vietnamita, si superano ampiamente i 2 milioni di esemplari. Una star.

È stato regolamentare in quasi tutti i paesi d’Africa, Asia e Medio Oriente. Almeno una sessantina. Ed è stato usato da quasi tutti i movimenti di resistenza, rivoluzione o terrorismo di questo pianeta. Tristemente, sul nostro suolo, era ancora parte della storia dell’Hyper Casher nel 2015…

Quasi centenario, il TT-33 è ancora regolamentare in diversi paesi oggi. 95 anni dopo la sua invenzione e quasi 60 anni dopo la morte del suo creatore. Probabilmente questo è il suo più grande titolo di gloria.

Il nostro esemplare di oggi è un « vero ». Un puro sovietico tra il 1941 e il 1945.

Questo bel TT-33 è nato nel 1945 con la vittoria. Non porta marchi di arsenale dietro l’otturatore che indichino un riassemblaggio post-guerra o post-1991. L’arma è monomatricola. È un Ijevsk (marchio a triangolo). Puro secondo conflitto mondiale nonostante i punzoni di prova tedeschi (Baviera) più recenti.

La brunitura dell’otturatore ha una tonalità un po’ diversa dal resto dell’arma come su alcuni SVT40 ma è la sua e le sta bene. Quasi nessun segno di manipolazione da nessuna parte, tranne quelli esagerati dai miei enormi primi piani come al solito.

Le parti metalliche sono in ottime condizioni senza alcuna ossidazione o buccia d’arancia. Tutti i marchi e punzoni sono ben netti e leggibili. Non è stato « carteggiato » con plei
n di rigature come spesso gli esemplari del dopoguerra.

Le placchette sono proprio quelle originali.

La meccanica è impeccabile con un ritorno dell’otturatore come al primo giorno e una buona percussione. Il grilletto, dopo un’escursione moderata per un’arma militare, è eccellente, ben netto e deciso, cosa non scontata su armi da combattimento. Potrai divertirti al poligono.

La canna è nuova come al primo giorno – assolutamente a specchio con bellissime rigature.

L’arma viene venduta in una piccola scatola da trasporto molto ben adattata e con la sua bandierina di camera.

Un bellissimo esemplare di questa mitica arma sovietica – apprezzerai la sua linea e il tiro tutto di tensione – Un’arma da uomo che non raccomando alle donne a meno che non abbiano uno stile molto Lara Croft – TBE /TBE+.

ARMA DI CATEGORIA B AL CSI: ARMA SOGGETTA AD AUTORIZZAZIONE, FOTOCOPIE DEL DOCUMENTO D’IDENTITÀ IN CORSO DI VALIDITÀ E DELLA LICENZA OBBLIGATORIE – CONTO SIA OBBLIGATORIAMENTE APERTO. Spedizione contro firma in due colli separati con almeno 48 ore di distanza obbligatoria.

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Le pistolet soviétique Tokarev TT33 est un peu une légende…

Il est même une des rares armes (moins de 7 ou 8) à avoir donner son nom à un titre de film: « Tokarev ».

C’est avec Nicolas Cage (j’aime bien) mais l’arme est néanmoins bien meilleure que le film. Heureusement pour nous.

Son créateur (de l’arme, pas du film) est aussi une légende de l’armement à qui l’on doit une foultitude de prototypes et de recherches y compris sur les munitions qui ont grandement servi les progrès de l’armement russe puis soviétique.

Fiodor Vassilievitch Tokarev (en russe : Фёдор Васильевич Токарев) a, à son actif, quelques armes de légende comme notre TT33 de ce jour  justement ou bien le SVT40 ou son frère automatique l’AVT 40.

Ce que l’on sait moins c’est qu’il est aussi l’inventeur d’un appareil photographique de grande qualité et célèbre en ex-Union soviétique et qui avait pour caractéristique essentielle d’être panoramique, le FT1 (FT pour « Fotoapparat Tokareva » – Appareil photo de Tokarev bien sûr). Je vous ai fais une courte biographie de ce cosaque de naissance très actif ici. Je vous ai mis une photo de la pierre tombale du grand homme.

L’histoire du pistolet Tokarev est un peu compliquée car, en fait, elle part de sa cartouche, la fameuse 7,62×25 Tokarev. Et vous allez voir que la petite histoire de cette munition rejoint ici la grande…

Après la guerre civile russe (10 millions de morts, en plus des 2 millions de la première guerre mondiale, et accessoirement 10 millions d’orphelins aussi), le pays est totalement ravagé et encore un bon quart de sa population d’origine paysanne est analphabète. Les élites blanches scientifiques, techniques et administratives sont, en bonne partie, mortes ou émigrées. Plus une usine n’est fonctionnelle. Misère et famines régulières sont généralisées. Tout est à reconstruire.

Mais, en plus, le pays est ostracisé. Ceci ne facilite pas la nécessaire reconstruction. L’URSS n’est d’ailleurs même pas reconnue internationalement (les USA ne reconnaitront l’URSS que fin… 1933, 16 ans après la révolution!). Officiellement, 200 millions de citoyens soviétiques n’existent pas. A la peur de la contagion communiste dans les classes ouvrières occidentales, s’ajoute le fait que les bolchéviques se sont permis de vaincre, outre les russes blancs, les corps expéditionnaires de 14 nations alliées (des tchèques aux japonais en passant par les français et les américains chacun dans sa zone particulière d’opérations sur l’immense territoire russe).

Ça n’a pas plu. La jeune URSS est donc totalement boudée.

Mais il y a une autre grande nation proscrite à l’époque. Pour d’autres raisons. Comme avoir directement provoqué un conflit qui a fait 10 millions de morts: L’Allemagne.

Et à l’époque, personne ne lui cherche d’excuses à l’Allemagne. Pourtant, c’est désormais une république à forme de démocratie représentative dirigée par un représentant du centre gauche allemand, Walther Rathenau. Et elle a aussi peur du communisme, l’Allemagne. Néanmoins, elle est mise au piquet des nations.

Le niveau d’ostracisme dont ces deux nations font l’objet est tel que les deux pays finissent par signer un traité de collaboration entre proscrits, le Traité de Rapallo, en 1922. Moins de 4 ans après la fin de la première guerre mondiale.

Cette collaboration durera jusqu’à ce que Staline rompe tous les accords signés dès 1933 au changement de régime en Allemagne et se frappe même avec les allemands en Espagne, avant tout le monde, dès 1936. N’en reste pas moins que la collaboration scientifique, économique et militaire entre les deux pays fut plus que très intense avant cela, entre 1922 et 1933. Onze années tout de même.

Grâce à sa proscription subie et ces accords, l’Armée rouge pouvait donc faire ce qui était interdit aux autres. C’est à dire acheter des armes en Allemagne.

Alors que même que Mauser devait cacher ses C96 à destination de la Chine dans des caisses portant la mention « Moulins à Café », les soviétiques achetèrent donc tout à fait officiellement des lots entiers de la version à canon plus court du célébrissime pistolet C96 Mauser, dit modèle Bolo, ainsi que ses munitions idoines de 7.63 x25 Mauser.

L’usine de munitions de Podolsk, accessoirement une ville assez sympa à 35 km de Moscou, dont la famille Oulianov (celle de Lénine) est la principale notabilité historique, produisait la munition Mauser de 7,63×25. Celle  qui allait bien dans le dit pistolet C96 Bolo.

Je vous ai raconté ailleurs (et même ICI) comment le Mauser C96, arme impressionnante par sa taille, sa robustesse légendaire, et son port très martial, avait eu un très grand succès civil d’estime avant guerre (la première).

C’est l’arme de Churchill aventurier, de Laurence d’Arabie, de Zhu De en Chine (le fondateur de l’armée chinoise moderne) et surtout de pas mal de révolutionnaires russes avant 1917.

Elle était donc bien connue dans la nouvelle URSS. L’histoire datait même un peu. Pourquoi?

Dès 1908, l’armée tsariste avait inscrit le C96 en 7,63 sur la liste des armes de poing autorisées à l’achat par ses officiers et à leurs frais en remplacement du revolver Nagant M1895, lui en 7.62×38, une autre cartouche.

De plus, entre 1914 et 1917, pas mal d’autres pistolets Mauser et munitions avaient été récupérés par la Russie sur les forces allemandes et turques.

Enfin, l’arme fut donc intensément utilisée durant la guerre civile. Elle constituait notamment une arme de prestige et de récompense.

On voit au Musée de la Révolution à Moscou de superbes Mauser d’honneur pourtant en crosse l’insigne émaillé de l’Ordre du Drapeau Rouge et ayant appartenu à des vedettes de la Révolution comme Vorochilov. Accessoirement, on y aperçoit celui de Yankel Haïmovitch Yourovski, plus connu sous le nom de Iakov Mikhaïlovitch Yourovski, chef du détachement d’assassinat de l’Empereur Nicolas II et sa famille lors de la sinistre nuit du 16  au 17 juillet 1918.

Bref, la munition de 7,63 Mauser, la fameuse 7,63 x25, n’était donc pas une inconnue en URSS.

Vers 1925, à l’ombre du traité de Rapallo, les Soviétiques finirent donc par acquérir une licence en bonne et due forme et des équipements de fabrication auprès de la DWM, en Allemagne, pour produire eux-même la cartouche en toute indépendance. 

Sur ces entrefaites, en 1929, le Comité d’Artillerie soviétique proposa de développer un pistolet semi-automatique national (jusque là, outre le Mauser C96 et ses variantes, on utilisait en URSS beaucoup d’arme de poing Browning en 7.65 Browning) chambré pour la cartouche Mauser de 7,63 en remplacement du revolver Nagant 1895.

Il se trouve que, depuis 1926, outre son travail connu sur l’amélioration de la mitrailleuse Maxim qui sorti la même année, l’ami Tokarev bossait dur sur un projet de Pistolet Mitrailleur (PM), donc à cartouche de pistolet par définition.

Ses premiers prototypes utilisaient la 7,62×38 du révolver Nagant avec des problèmes de fiabilité. Tokarev tenta donc d’adopter son projet de PM à l’autre grande cartouche vedette des russkofs, la 7,63 Mauser, la 7,65 browning étant hors course pour un PM.

Ainsi naquit un éphémère et très beau Pistolet Mitrailleur Tokarev modèle 1927 produit entre 600 et 800 exemplaires seulement. Mais la leçon avait porté.

Car, dans le cours de ses recherches, pour obtenir de meilleurs résultats dans le cyclage d’un PM et une cartouche que l’on puisse chambrer indifféremment dans un pistolet et un PM, tout en restant compatible avec les C96 déjà disponibles, Tokarev en était venu à modifier très légèrement la 7.63 x 25 Mauser pour en faire la  7.62 x 25 Tokarev dite « TT » (le premier « T » c’est pour l’Arsenal de Tula où il bossait et le second « T » c’est pour lui-même, Tokarev). Une sorte de quadrature du cercle.

La différence entre les deux munitions a donné lieu à des torrents de commentaires pour savoir s’il s’agissait d’une simple copie, d’une modification, de tenter d’expliquer pourquoi on peut tirer de la 7.63 Mauser dans un pistolet TT 33 alors que, de façon évidente, il est nettement moins recommandé de tirer de la 7.62 TT dans un C96, ce qui est en soi curieux pour ce qui ne devrait être qu’une simple copie, etc etc…

Certains ont évoqué de simples différences de charges. Bof.

Outre qu’il est difficile de comparer les charges des années 30/40 avec des charges et poudres différentes (entre Allemagne Russie et Chine, en gros) et de comparer tout ça avec des charges et poudres modernes, je n’ai jamais rien lu nulle part sur une décision soviétique ou commerciale de surcharger la 7,62TT par rapport à la 7,63 Mauser… 

A mon sens, la vérité est à rechercher ailleurs. Et elle est bien dans le style de Tokarev, un russe malin. L’ami cosaque du Don a fait deux choses pour avoir une 7.63 Mauser un peu plus pêchue et efficace dans un PM, tirable aussi dans son nouveau pistolet tout en restant compatible avec le C96. Car en dépit des différences, les deux sont compatibles.

Je pense qu’il a « additionné » une légère différence de cotes de munition (les fiches CIP des deux munitions sont d’ailleurs différentes) et une légère différence de cotes de rayures sur l’arme.

La 7.62TT est, à peine, mais entre entre 1 dixième et quelques centièmes, plus dodue d’absolument partout comparée la 7.63 – avec un cône de raccordement très légèrement différent jusqu’à la limite de compatibilité C96. Puis il a joué aussi (très légèrement) sur les dimensions à fonds de rayures des canons du TT33 (et incidemment de la PPSH41 qui s’y est adaptée). 

C’est du bricolage ou de la sorcellerie comme on voudra mais le résultat est là : pour des cartouches quasi similaires en dimensions et en chargement, la 7.62 TT sort d’un canon un peu près 10 à 15% plus vite que la Mauser qui est déjà très « tendue » comme munition. Suffisamment pour secouer un peu plus le mécanisme d’un C96 mais en y rentrant quand même alors que le TT-33 est par définition adapté à cette cartouche des plus dynamiques.

C’est bien autour de cette cartouche bricolée pour le PM 27 et un brin plus véloce que son original que Tokarev va développer à partir de 1929 son fameux pistolet dont une première version sort dès 1930 sous forme du Pistolet semi-automatique TT-30 qui sera ultérieurement amélioré en 1933 pour devenir l’iconique Pistolet Tokarev TT-33.

La puissance du TT-33 et de sa munition de 7.62TT ont fait sa réputation puisque, bien avant l’invention du Kevlar, il s’est avéré ultérieurement que notre TT-33 pouvait percer un gilet pare-balle de niveau II ! Elle peut même passer un III A (qui n’est pas un III mais un II amélioré). Pour une arme de 1930, c’est déjà pas mal.

C’est sans doute insuffisant pour les ondes de radio stand qui bruissent de sources autorisées assurant qu’il est aussi perforant qu’un 44 mag.

Faut pas pousser non plus. Mais il est effectivement plus pénétrant qu’un 9 para ou même un 45 ACP. Et pourtant son recul reste gérable même s’il est très sec. Une vraie arme de combat destiné à éliminer un adversaire aussi lourdement équipé de vêtements d’hiver ou de brêlages en cuir qu’il soit. Merci Fiodor.

Autour de cette munition dynamique, Tokarev va donc dessiner un véritable pistolet de combat pour la jeune armée soviétique.

Il faut bien se rappeler que le pistolet est alors, dans la plupart des cas, l’unique complément, maniable et capable de tirer une série rapide de cartouches, d’un bon vieux fusil à verrou type Mosin 1891. PM et fusils mitrailleurs ne sont pas encore si fréquents car pour tirer à plus de 400 mètres il faut encore de bons vieux fusils.

Tout le monde n’a pas de PM et encore moins de FSA. On est encore dans le compromis opérationnel qui ne sera débloqué qu’avec le fusil d’assaut à la fin de la guerre.

Arme de combat bien plus que de défense individuelle, un pistolet, en plus  adapté à ces latitudes et au climat, se doit donc être très fiable, puissant et surtout simple et très robuste. Il doit être accessoirement peu sensible à la saleté et simple à démonter nettoyer. On est loin du pistolet de défense immédiate type Wakter PP ou Mab D ou même Makarov, le successeur du TT-33.

Il est clair qu’en dessinant son TT-33 Tokarev s’est ouvertement inspiré d’un autre chef-d’œuvre de l’ingénierie armurière : le Colt M1911 de John Browning. Il en retint surtout le système de culasse courte à biellette oscillante (le célèbre « Colt-Browning system »), reconnu pour sa fiabilité. Exactement ce qu’il recherchait.

Cependant, Tokarev ne fit pas qu’une simple copie.

Il simplifia drastiquement la mécanique interne, éliminant, par exemple, la bague de canon amovible du Colt pour une production plus aisée et une maintenance en campagne évitant de voir des soldats chercher partout dans les pelouses ce damné bushing qui vole de partout. 

Le TT-33 utilise aussi un mécanisme marteau/gâchette beaucoup plus simple que celui du M1911. Cet ensemble est conçu comme un bloc qui peut en plus être retiré du pistolet comme une unité modulaire (comme sur un P210). Ce bloc comprend en outre des lèvres d’alimentation usinées avec grande précision et en connexion directe avec le chargeur. Elles guident la cartouche du chargeur vers la chambre du pistolet sans être une partie fixe du chargeur lui-même mais une partie de l’ensemble marteau/gâchette. C’est une différence clé par rapport à d’autres conceptions de pistolets où ces lèvres sont souvent une partie intégrante du chargeur.

C’est nettoyable aisément et cela évite même les incidents d’alimentation et même lorsqu’un chargeur endommagé est inséré. Les chargeurs eux-mêmes peuvent être démontés pour le nettoyage, une autre mesure visant à prévenir les dysfonctionnements. Le nombre de pièces mobiles est in fine bien réduit par rapport à un 1911 et l’ensemble est plus facile à usiner et assembler en masse.

L’arme est d’une solidité exemplaire, très puissante, d’une capacité de perforation qui dénote par rapport à ses confrères de l’époque et assez lourde.

Elle n’a pas de sécurité. Arme de combat, une fois armée, elle est, comme les scouts, toujours prête. En campagne, le  TT-33 était généralement porté avec le chien au demi-armé…

L’arme prouva sa valeur dans les gigantesques combats du Front de l’Est durant la seconde guerre mondiale. Sa réputation s’y forgea.

Outre 93.000 exemplaires du TT-30 ( une vraie rareté aujourd’hui), a minima 1.200.000 exemplaires ont été assemblés en URSS de 1933 jusque 1954. Si on y ajoute ses variantes chinoise, polonaise, pakistanaise, roumaine, nord coréenne, yougoslave et vietnamienne, on atteint largement plus des 2 millions d’exemplaires. Une star.

Il a été réglementaire dans à peu près la plupart des pays d’Afrique, d’Asie et du Moyen-Orient. Au moins une soixantaine. Et il a été utilisé par à peu près tous les mouvements de résistance, révolution ou terrorisme de cette planète. Tristement, sur notre sol, il était encore de l’histoire de l’Hyper Casher en 2015… 

Bientôt centenaire, le TT-33 reste encore réglementaire dans plusieurs pays encore aujourd’hui. 95 ans après son invention et près de 60 ans après la mort de son créateur. C’est sans doute cela son plus beau titre de gloire. 

 

Notre exemplaire de ce jour est un « vrai ». Un pur soviétique entre 1941 et 1945.

Ce beau TT-33 est né en 1945 avec la victoire. Il ne porte pas de marque d’arsenal en arrière de culasse indiquant un ré-assemblage post-guerre ou post-1991. L’arme est bien mono-matricule. C’est un Ijevsk (marquage au triangle). Pur jus deuxième guerre mondiale en dépit de poinçons d’épreuve allemand (Bavière) plus récents.

Son bronzage de culasse est d’une teinte un peu différente un peu du reste de l’arme comme sur certains SVT40 mais c’est bien la sienne et ça lui va bien. Quasiment aucune marque de manipulation nulle part sauf celles hyper exagérées par mes énormes gros plans comme d’habitude.

Ses fers sont en excellent état sans aucune oxydation ou peau d’orange. Tous les marquages et poinçons sont bien nets et lisibles. Il n’a pas été « poncé » avec plein de rayures comme souvent les exemplaires d’après guerre. 

Les plaquettes sont bien les bonnes d’origine.

Sa mécanique est impeccable avec un renvoi de culasse comme au premier jour et une bonne percussion. La détente après une course modérée pour une arme militaire est excellent bien nette et franche ce qui n’est pas gagné d’avance sur des armes de combat. On pourra s’amuser au stand.

Le canon est neuf comme au premier jour – absolument miroir avec de très belles rayures.

L’arme est vendue dans une petite boite de transport très bien adaptée et son drapeau de chambre.

Un fine un très bel exemplaire de cette arme soviétique mythique – Vous apprécierez sa ligne et son tir tout de tension – Une arme d’homme que je ne recommande pas aux dames sauf à avoir un style très Lara Croft – TBE /TBE+.

 

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